Roma da lassù è uno spettacolo da non perdere: barocco e potere insieme. Sguardo goloso e irresistibile. Privilegio dei tre questori della Camera, che a Palazzo Marini – ex albergo nel centro della capitale, 500 metri da Montecitorio – ci abitano di diritto. Mobili tirati a lucido, candelabri fiammanti, fiori freschi, biancheria di fino e pasticceria fresca a colazione. Ma le vacanze romane finiscono qui. A fine anno quel palazzo, affittato dalla Camera nel 1997 – erano i tempi della presidenza di Luciano Violante – sarà abbandonato dagli uffici dei deputati che lo occupano e dagli appartamenti superlusso dei questori. Case di Stato finite prima sul “Fatto” di Travaglio (giovedì), e ieri sul “Corriere della Sera”. Emblema dei costi esagerati della politica, alla vigilia di misure drastiche che il governo sta per varare per tutti. Nel mirino, soprattutto il due volte presidente della Provincia di Ravenna. Ma il faentino Gabriele Albonetti a passare per il privilegiato della Casta non ci sta. Si ribella: “Guardi che in quella casa io non ci sto più, abito in un bugigattolo adesso”, dice l’onorevole del Partito democratico. E rivendica: “In cinque anni ho tagliato le spese della Camera e mi sono scontrato con le resistenze dei colleghi”.
Onorevole Albonetti,la Camera lascerà tutto Palazzo Marini a fine anno. Uffici per 170 deputati e appartamenti lussuosi pagati fior di milioni dai contribuenti. Non le sembra un po’ tardi trasferirsi solo adesso?
“Se me ne fossi andato prima non avrei fatto risparmiare un centesimo alla Camera, visto che il Palazzo è per contratto affittato fino alla fine dell’anno. Ma ho deciso di lasciarlo prima per dare un segnale. Da una settimana sto in Vicolo Valdina, in un mini appartamento che si è appena liberato. Venga a vedere: una stanza con doccia. Nulla di più, in un immobile di proprietà della Camera da sempre. Sono anni che mi batto contro gli sprechi, e non a tutti va bene. Anzi”.
Privilegi ce ne sono fin troppi, non crede?
“Da cinque anni non assumiamo più nessuno, abbiamo tagliato i vitalizi ai parlamentari. E non ha idea delle resistenze e delle incrostazioni contro cui si deve combattere. C’è qualche collega che in Parlamento chiede pubblicamente rigore, sui giornali spara a zero controla Casta, poi ti chiama al telefono preoccupato per i tagli alla sua pensione o perché deve lasciare un ufficio che aveva da anni”.
Vorrà mica dire che non arrivano a fine mese. C’è chi campa con meno di mille euro…
“E’ la stessa risposta che do a chi si lamenta. Ma non facciamo demagogia, altrimenti arriveremo al punto che a fare politica saranno solo i ricchi o i pensionati”.
Ammetterà che dai tempi in cui De Gasperi si faceva prestare un cappotto per andare a trovare il presidente degli Stati Uniti, negli anni le cose sono cambiate…
“Mi batto da quando sono questore contro gli eccessi. Per dire: ora lasciamo Palazzo Marini, perché era il primo contratto che si poteva disdettare senza penali. Già adesso cominceremo a risparmiare 14 milioni, e ce ne sono altri 37 di milioni da scorticare. Con tre immobili, che alla scadenza del contratto saranno abbandonati, dal 2015 al2017”.
Si fosse evitato…
“Posso solo rispondere degli ultimi cinque anni, da quando sono questore. Quegli affitti sono un carico che la Camera si trova addosso dagli anni ‘90. Io non li avrei mai sottoscritti. E avrei preferito una gara pubblica; un mutuo per acquistare un palazzo e dare un ufficio stabile ai parlamentari una volta per tutte. Parlamentari che vanno ridotti. Mi auguro che presto si arrivi alla riforma, così sapremo quanti posti servono ai deputati e studiare dove metterli senza affitti onerosi”.
Intanto con la dismissione di quei palazzi in centro il vostro padrone di casa licenzia 350 persone.
“Sergio Scarpellini (l’imprenditore romano proprietario di alcuni immobili affittati alla Camera, ndr) se ne sta approfittando. A Palazzo Marini ci lavoravano un centinaio di persone. Il problema è che ha capito che è cambiato il vento, che nei prossimi anni i palazzi in affitto della Camera saranno tutti dismessi. E licenzia. Ho incontrato quei lavoratori, li ho spronati a organizzarsi per rivendicare i loro diritti. Ma ho chiarito che con la Camera di possibilità di lavoro simili non ce ne saranno più”.


